Ripresa per l’Edilizia Made in Italy

E’ in ripresa l’edilizia Made in Italy. A certificare il dato è stata Confartigianato nel mese dei settembre del 2015, quando si è interrotto un trend in discesa che durava ormai da 54 mesi.

Il report presentato mostra una crescita dello 0,4% nel secondo trimestre dell’anno appena concluso, confermata anche dalla crescita occupazionale, con 34mila lavoratori in più nell’ultimo anno, pari al +2,3%.

Si tratta di primi deboli segnali che però non dovrebbero assolutamente mettere in secondo piano il fatto che la strada verso la piena ripresa è ancora impervia. Per capirlo basterebbe ricordare come i livelli produttivi del comparto siano ancora al meno 28,9% nei confronti del dato fatto registrare nello stesso periodo del 2011, mentre è addirittura drammatico il calo rispetto al settembre del 2007, con quasi il 42% in meno.

E’ la stessa Confartigianato ad affermare come la spinta definitiva per l’uscita dalla crisi potrebbe essere fornita dalla riforma degli appalti e dalla prevista conferma del bonus per le ristrutturazioni edili, che ha consentito in questi ultimi anni di preservare almeno i livelli occupazionali, dando respiro ad un settore che altrimenti sarebbe entrato in una spirale drammatica.

In questo contesto va registrato anche il calo della manodopera straniera, in particolare quella proveniente dai paesi dell’Est europeo, segnalata dalle ultime statistiche disponibili. Una presenza che riguarda soprattutto la piccola impresa e che si è tramutata nel corso del tempo in un abbassamento dei livelli qualitativi, derivante dal fatto che la stragrande maggioranza delle persone impiegate non vanta la professionalità dei lavoratori specializzati italiani. Tra le conseguenze più vistose dell’impiego di manodopera proveniente dall’Europa orientale va ricordata la ricomparsa del caporalato anche in molte zone del nord, con lavoratori inquadrati secondo forme contrattuali spesso ai limiti della legalità.

Un quadro contrattuale che si è tramutato in una caduta qualitativa e in una fase di ulteriore difficoltà per le piccole imprese, costrette a farsi concorrenza al ribasso. Una situazione che ha creato le premesse per acuire le difficoltà in un momento in cui la crisi spingeva molti italiani a rinunciare ad investire nel mattone e nelle piccole operazioni di ristrutturazione che pure sono linfa vitale per molte piccole imprese.

In questo quadro va rilevato come proprio i bonus per le ristrutturazioni, introdotti per dare respiro ad un settore così importante della nostra economia, abbiano dato risultati straordinari. Secondo quanto affermato da uno studio effettuato dal Cresme/Servizio studi della Camera dei deputati, durante il 2013 ammontano a circa 28 i miliardi spesi dagli italiani per i lavori in questione, con quasi 5 miliardi incassati dallo Stato sotto forma di Iva. Un dato poi replicato e rafforzato da quello del primo bimestre del 2014, tanto da spingere l’esecutivo a prendere in considerazione l’idea di rendere definitivo il sistema di incentivazione